Ci sono bambini
che la mattina vanno a scuola con lo zaino sulle spalle.
E poi ci sono bambini che la mattina escono con una lattina in mano.
Li ho incontrati
così, i bambini talibé.
Camminavano per
le strade polverose delle città del Senegal, con i piedi nudi, i vestiti
consumati e una piccola scatola di latta. Dentro quella scatola dovevano
raccogliere monete, riso, zucchero, qualsiasi cosa potesse essere portata al
loro maestro coranico alla fine della giornata.
Si chiamano talibé,
che in arabo significa semplicemente “allievi”.
Nella tradizione islamica dell’Africa occidentale, le famiglie affidano i propri figli ai maestri delle scuole coraniche, le daaras, perché imparino il Corano e crescano nella fede. È una tradizione antica, nata con l’idea di formare spiritualmente i bambini.
Ma tra la
tradizione e la realtà, a volte, si apre un abisso.
Molti di questi
bambini hanno cinque, sei, sette anni.
Vivono lontani dalle loro famiglie. Dormono in stanze sovraffollate o su stuoie
consumate. Passano gran parte della giornata per strada, a chiedere l’elemosina
per raggiungere la quota quotidiana richiesta dal maestro.
Se non tornano
con abbastanza monete, spesso vengono puniti.
Eppure,
nonostante tutto, nei loro occhi rimane qualcosa che sorprende sempre: la
luce dell’infanzia.
Io ho avuto la
fortuna – e la responsabilità – di lavorare con alcuni di loro.
All’inizio
arrivavano diffidenti. Non erano abituati a essere guardati come bambini, ma
come piccoli mendicanti invisibili. Bastava però poco: un quaderno, una matita,
una ferita medicata, un sorriso sincero. Allora accadeva qualcosa di
straordinario. Il bambino riappariva. Rimanevano sempre seri, e poco inclini al
gioco, perché gli è stato insegnato che la loro vita è cosí, peró ai miei occhi
e ai loro occhi ritornavano ad essere dei bambini.
Per loro ho
ideato piccoli progetti di salute e di insegnamento: visite mediche,
medicazioni, momenti di apprendimento, spazi in cui potessero semplicemente
essere bambini.
Quando si lavora
con i bambini talibé si capisce una cosa molto semplice: che hanno bisogno di
opportunità. Hanno bisogno di qualcuno che creda che la loro vita valga quanto
quella di qualsiasi altro bambino nel mondo.
Il problema dei
talibé è complesso. È intrecciato con la povertà, la tradizione, la mancanza di
sistemi educativi e di protezione sociale. Non esistono soluzioni semplici.
Ma esiste una
verità che ho imparato in tutti questi anni in Africa: ogni gesto conta.
Una ferita
curata.
Un pasto condiviso.
Una lezione.
Un bambino che per qualche ora non deve mendicare.
Sono piccoli
semi.
E i semi, quando
trovano anche solo un po’ di terra buona, sanno crescere.
Quando penso ai
bambini talibé non vedo solo la loro fatica. Vedo i loro sorrisi improvvisi, la
loro intelligenza viva, la loro incredibile capacità di resistere.
E allora mi
ricordo perché vale sempre la pena continuare.
Perché ogni
bambino, ovunque sia nato, merita la stessa cosa: un’infanzia.
Se cerchi una
via, un cammino, un modo per portare il tuo messaggio nel mondo e lasciare il segno, allora il mio
libro è per te, magari potessi ispirarti alla mia esperienza in Africa !!!. LE STATUE DI EBANO é un libro per chi vuole dubitare e capire,
non una poesia fatta di buonismi sul volontariato. Racconto la mia storia vera mettendomi
a nudo e raccontando solo la veritá dei miei 20 anni di volontariato da sola in Africa. Il mio libro è disponibile, facile da
acquistare e te lo mando direttamente io, perché mi piace avere un contatto
diretto con chi decide di darmi una possibilitá di lettura. Grazie se mi hai
letta fino a qui. SCRIVIMI !!!
Nessun commento:
Posta un commento