Scrivere sull’Africa è molto difficile. Io sperimento questa difficoltà tutte le volte che voglio parlare del Continente e della sua gente perché nel descrivere una situazione rischio inevitabilmente per interpretare, e quindi di non dare una foto obiettiva di quella che è la realtà. Inoltre, l’Africa è troppo grande per poterla descrivere in una parola, e le descrizioni che farei sono sempre e comunque parziali, legate ad un territorio molto piccolo e circoscritto.
Inoltre, ogni volta che parliamo di qualcosa, è impossibile parlarne in modo neutro, perché ogni singola parola costruisce stereotipi, idee preconcette, filtri all’immaginazione. Una parola descrive, però può aprire uno sguardo, ampliare la mente e stimolare il ragionamento o può anche rafforzare uno stereotipo. Immaginiamo, per esempio, le parole “nero” e “negro”. Entrambe dicono la stessa cosa, ma la seconda ha un significato molto più negativo, e condiziona sempre la percezione di chi ascolta. Se io decido di usare la seconda parola, sto liberamente decidendo di manifestare qualcosa in cui credo, qualcosa che forse non ammetterei apertamente, ma che è dentro di me. Sto usando un aspetto dell’Africa per manifestare qualcosa che secondo me è negativo. In questo caso sto “usando “ l’Africa.






